Il Sacro Monte: analisi delle risorse turistiche
1. L’evoluzione turistica della città giardino
La bellezza del paesaggio, dai laghi alle prealpi, a partire dal XVIII ° secolo spinge nobili e signori, in numero sempre crescente, a costruire a Varese e dintorni sontuose dimore per trascorrervi periodi di svago e di riposo. La cronaca varesina dell’Adamollo[1] comincia a parlare di villeggiatura a Varese addirittura già alla fine del Seicento ma è nel Settecento che la tradizione turistica di Varese e del suo territorio si consolida e assume forme e caratteristiche più moderne e significative sotto il profilo sociale ed economico.
Durante il periodo di egemonia francese, Vincenzo Dandolo ospita lungamente nella sua bella villa le figure di primo piano dello Stato, anche Stendhal è suo ospite ed è nota la sua affermazione su Varese “Ensemble magnifique: au coucher du soleil nous apercevions sept lacs. Croyez moi, mon, ami, on peut courir la France e l’Allemagne sans avoir de ces sensation là [2]’’.
Con la Restaurazione ed il ritorno degli austriaci la villeggiatura a Varese non cessa, ma cambia carattere assumendo tratti più simili a quelli della villeggiatura di oggi: i villeggianti si spostano negli alberghi, nelle pensioni, ed anche in case private prese in affitto. La città diventa in questi anni un bellissimo e divertente giardino, al di là di quello che noi oggi possiamo ben immaginare se è vero che Giacomo Leopardi parla di Varese come della “Versaille di Milano”. Gli Alberghi, tra cui il Grand-Hotel Campo dei Fiori, sono l’assoluto punto di riferimento cittadino e le loro qualità sono decantate anche all’estero, essi costituiscono il “castello della grande borghesia”, in cui, in un ambiente di lusso sfrenato, la nuova classe usurpa dimostrativamente le abitudini dell’aristocrazia. In questi anni vengono potenziati enormemente i trasporti (la funicolare per il Sacro Monte è inaugurata nel 1895) ed iniziano a svolgersi le prime corse dei cavalli all’interno dell’ippodromo, costruito anche con lo scopo di attirare grandi folle di forestieri.
Nei primi decenni del XX ° secolo con il definirsi di nuovi, inaspettati e funesti scenari internazionali, con la fine della dorata Belle Epoque anche conseguentemente ai nuovi comodi e relativamente economici servizi di trasporto disponibili a tutti, il turismo varesino conosce un rallentamento ma, soprattutto, un profondo cambiamento di stile: il Varesotto assume, ora, l’immagine di meta di gite o soggiorni per gruppi sociali che non sono certo di élite. La guerra e le tristi questioni del dopoguerra interrompono la grande stagione turistica che per circa vent’anni ha portato nuova ricchezza a Varese.
Tra la fine degli anni 60 e i primi 80, inesorabilmente quasi ogni dimensione turistica appartenuta a Varese va perduta. Nel 1967 un lucido saggio del direttore dell’ente provinciale del turismo denuncia apertamente la situazione di crisi del turismo lacuale, sul quale si erano concentrati i più recenti ed ingenti investimenti, e controbatte l’affermazione semplicistica secondo la quale i laghi non sono più di moda e bisogna accettarne fatalisticamente la crisi. La crisi di Varese turistica deriva dal fatto che “siamo rimasti ancorati all’aria buona, alle belle escursioni, ai magnifici panorami”, e che non si è fatto nulla per creare tutta quella serie integrata di attrezzature “indispensabili alle moderne esigenze del turista e presenti nelle regioni concorrenti”[3].
In questi anni a Varese mancano le strutture di qualità in grado di differenziarla e il capace sfruttamento del territorio che ne aveva segnato il trionfo come ambitissimo luogo di villeggiatura tra ottocento e novecento. La recente concezione stereotipata della regione turistica votata al turismo popolare, visto come semplice evasione da un ambiente stressante e congestionato verso località fresche, amene, verdi, tranquille, non basta più nemmeno ad attrarre i gitanti la domenica.
I successivi paragrafi analizzano l’importante risorsa del Sacro Monte, inserita all’interno del Parco del Campo dei Fiori, allo scopo di evidenziarne le potenzialità turistiche, le eventuali carenze e le possibili modalità di sviluppo.
[1] G.A. Adamollo, Cronache di Varese, memorie cronologiche scritte G.A: Adamollo e Luigi Grossi, Varese, Tipografia arcivescovile dell’Addolorata, 1931.
[2] Stendhal, Rome, Naples et Florences en 1817, 24 juillet 1817.
[3] M.Raffo, Turismo ai laghi, è solo una questione di moda?, “C.C.I.A”, 1967, aprile.








