Un Isola a Milano
Nell’ultimo ventennio si è assistito, all’interno dei grandi insediamenti urbani, ad un fenomeno di dilatazione del centro. La creazione, attorno alle maggiori metropoli europee, di un’area esterna (definita hinterland) collocata al di fuori delle mura amministrative, dalla quale prelevare forza lavoro e alla quale fornire attività produttive e di consumo, ha profondamente mutato la geografia degli spazi metropolitani (Martinotti; 1997/98). Grandi città come Parigi, Londra, Barcellona, Amsterdam e Berlino hanno ridisegnato i rispettivi confini trasferendo importanti funzioni in zone periferiche e trasformando spazi industriali, ormai improduttivi, in centri pulsanti di creatività (Bercy a Parigi e Knsm ad Amsterdam sono, a riguardo, modelli esemplari). Il cambiamento della morfologia del tessuto urbano ha fatto sì che quartieri considerati, negli anni precedenti, semiperiferici siano definiti oggi come prossimi al centro o facenti parte del centro-città vero e proprio. Questo processo è riscontrabile anche a Milano, in cui aree sorte nel corso della prima metà del Novecento, in prossimità delle mura medioevali, sono considerate ormai centrali; il quartiere Ticinese e l’Isola costituiscono, in tal senso, esempi importanti.
Nei paragrafi che seguono, si procederà ad un’analisi volta a descrivere le caratteristiche spaziali, relazionali, demografiche e temporali dell’Isola, con l’obiettivo di individuare le differenti risorse a disposizione del quartiere. Lo scopo di tale indagine, è la comprensione di quei meccanismi socio-economici che fanno di questa porzione urbana uno spazio assolutamente straordinario in cui poter sviluppare un piano di marketing territoriale che possa connettere discipline creative e turismo. Uno studio di questo tipo è indispensabile per poter capire se, e in che modo, il progetto in questione debba essere elaborato.








