Scienza Turismo, annali italiani internazionali
categoria Tesine nella sezione Didattica
Università Milano Bicocca - Scienze del turismo e comunità localeUniversità di Milano Bicocca
corso di laurea in

Scienze del turismo e comunità locale

Università Roma Tor Vergata - Facoltà di Lettere e FilosofiaUniversità di Roma Tor Vergata
corso di laurea ordinaria in

Beni culturali per operatori del turismo (BECOT)
Beni culturali per la progettazione dei sistemi turistici


Annali italiani del turismo internazionale:

Nel numero 7: Il "cibo locale" tra comunicazione mass-mediatica e marketing turistico del territorio
Articoli
Saggi
Libreria
Ricerche
Immagini

Marketing territoriale per la città di Milano
Dall’Ottocento ai giorni nostri

Dall’Ottocento ai giorni nostri: la storia del quartiere

Nella parte settentrionale della Milano ottocentesca il termine “isola” era solitamente utilizzato per indicare una o più case isolate. Originariamente costituita da tre edifici, l’Isola comprendeva esclusivamente i civici 10, 12 e 14 di via Borsieri (proprio in quest’ultimo, nel periodo della dominazione austriaca, fu ospite Giuseppe Garibaldi). Estesosi negli anni, questo quartiere, localizzato tra il Seveso e la Martesana, giocò un ruolo particolarmente attivo nel corso delle cinque giornate di Milano e dello sviluppo industriale che, dalla fine dell’Ottocento, caratterizzò il capoluogo lombardo. L’Isola, a quel tempo collocata alla periferia nord della città, era contraddistinta da un carattere fortemente popolare che, unito alla particolare morfologia territoriale, contribuì sin da subito a creare quella sorta di isolamento ancora oggi percepibile nella zona.

Agli inizi del Novecento numerose aziende di importanza nazionale, sfruttando la strategica vicinanza alla ferrovia, si insediarono in questo quartiere milanese e in aree ad esso limitrofe; imprese del calibro della Tecnomasio Italiano-Brown Boveri scelsero questo spazio urbano, povero ma logisticamente ben attrezzato, come quartier generale delle proprie attività. L’avvento delle grandi industrie rafforzò quel volto popolare da tempo già presente all’Isola, permettendo all’area in questione, di diventare una vera roccaforte operaia della Milano di inizio secolo. Queste nuove installazioni industriali portarono alla nascita di numerose associazioni di operai (sindacati, cooperative edificatrici e di consumo, mense popolari e circoli creativi) che, mosse dall’obiettivo di migliorare le condizioni dei lavoratori, ne facilitarono l’insediamento stabile nel quartiere (Malnati 2005).

Con gli anni Trenta, la costruzione di nuovi edifici di tipo borghese (in particolare lungo via Borsieri e in piazza Minniti), non corrispondenti alla realtà fisica e sociale dell’Isola, iniziò a creare i primi mutamenti nel tessuto urbano di questa porzione territoriale. E’ però dagli anni Cinquanta che i cambiamenti e le contraddizioni si fecero progressivamente più aspre. Nel 1953 il Comune di Milano, nell’ambito di una politica urbanistica di tipo razionalista e funzionalista, approvò il Piano Regolatore Generale che prevedeva la divisione della città in aree specializzate e monofunzionali.

Il quartiere, nelle intenzioni dell’Amministrazione comunale, avrebbe dovuto ospitare l’edificazione di un grande e moderno Centro Direzionale che, grazie alla centralità e all’accessibilità dell’area, sarebbe stato in grado di riqualificare una parte importante di Milano; il progetto stabiliva inoltre l’interramento dello Scalo Varesine (Stazione di Porta Nuova) e il prolungamento di viale Zara fino alla periferia nord della città. A causa della veemente opposizione degli abitanti delle case popolari, riuniti prima nel Comitato di quartiere Volta–Garibaldi e, in seguito, nel Comitato di quartiere Isola, il progetto relativo al suddetto Centro direzionale non venne mai portato a termine. E’ però da sottolineare come questo evento, unito al progressivo trasferimento degli stabilimenti industriali e delle residenze popolari fuori Milano, alla copertura del naviglio Martesana e alla sistemazione della stazione Garibaldi avvenuta a metà degli anni Sessanta, abbia mutato profondamente l’aspetto del quartiere (Malnati 2005).

Nel 1976 il Comune, passato ad un’Amministrazione di sinistra, decise di promuovere una politica mirata al contenimento del consumo del suolo e alla tutela delle aree non ancora costruite, prevedendo una particolare attenzione per quelle aree milanesi socialmente più svantaggiate (Padovani 1990; Ferraresi 1987). La necessità di rivalutare storia e identità dell’Isola portò a nuovi e importanti interventi pubblici in favore del quartiere: si procedette alla ristrutturazione degli stabili di proprietà comunale; fu concessa ad uso pubblico, privilegiando gli abitanti già insediati, una parte dell’area delle ex-Varesine; si decise di finanziare il rinnovo dei vecchi edifici ormai degradati. Tuttavia, numerosi problemi, relativi ad un traffico sempre più congestionato, alla richiesta di spazi per le sedi dell’Amministrazione comunale e alla progettazione di un Passante ferroviario che fosse in grado di collegare le linee ferroviarie del sud-est della Regione con quelle del nord-ovest, non permisero il buon fine del piano di riqualificazione (Malnati 2005).

Nel corso degli anni Ottanta e Novanta, la volontà del Comune di dare splendore all’area Garibaldi-Repubblica attraverso opere architettoniche di grande appeal si è scontrata con l’esigenza, avvertita dagli abitanti dell’area in questione, di spazi verdi e centri ricreativi; in particolare, gli “isolani” hanno accusato il Comune di disinteressarsi dei reali bisogni del quartiere, intervenendo sull’Isola esclusivamente in funzione dell’area ex-Varesine (Brugnara 2001). Per questo, tutti i disegni pubblici presentati per il recupero della zona sono stati respinti dai residenti che, attraverso ricorsi e proteste, ne hanno puntualmente provocato i fallimenti. Dal 2001 si è assistito, inoltre, alla nascita di alcune associazioni (Cantieri Isola, Comitato di quartiere I Mille, Controprogetto) aventi come obiettivo la conservazione degli spazi urbani e dell’identità del quartiere.

Il conflitto si è fatto estremamente aspro in merito al nuovo piano Garibaldi-Repubblica approvato nel giugno 2004 dal Comune di Milano. Il progetto in questione dovrebbe riqualificare, definitivamente, quest’area strategica della città, sviluppando un centro polifunzionale di rilievo internazionale. La “Città della Moda”, le nuove sedi di Comune e Regione, un avveniristico parco chiamato “la Biblioteca degli Alberi”, la quinta linea della metropolitana e il restyling della stazione Garibaldi sono solo alcuni degli elementi di questo ambizioso programma di recupero. La porzione meridionale dell’Isola sarà, presumibilmente, direttamente coinvolta dagli interventi urbanistici: il prolungamento di via Volturno, l’abbattimento, finalizzato alla realizzazione di nuovi spazi residenziali, di stabili collocati in via De Castillia (su tutti la Stecca degli Artigiani) e il collegamento pedonale che farà di via Volturno il prolungamento di Corso Como lasciano, però, alquanto perplessa una sostanziosa parte della popolazione del quartiere.

I lavori, ufficialmente iniziati nel settembre 2005, dovrebbero concludersi entro cinque anni. Il condizionale, dopo tanti anni di rinvii, è d’obbligo.

« Quartiere Isola   123   
© 2012 | Comunicazione 90 s.a.s Viale Majno 38 20129 Milano - PI: 10116250159
collabora come redattore - per la tua pubblicità - scrivici
Jiabin, sistemi e strategie di comunicazione integrata