Ai fini della programmazione e del razionale e coordinato utilizzo delle risorse finanziarie, la Regione Lazio, per mezzo della L.R. 40 del 1999, promuove e favorisce la redazione e l'attuazione della programmazione integrata dei territori. Tale legge prevede che ogni anno possono proporre la propria candidatura, quali aree di programmazione integrata, quelle che presentino una sufficiente omogeneità sotto il profilo culturale, sulla base dei dati dell'evoluzione storica, e sotto il profilo ambientale, sulla base delle caratteristiche morfologiche del territorio. La Giunta regionale provvede a decretare le nuove aree di sperimentazione e allo stesso tempo può decidere la sospensione o la cessazione di quelle esperienze che mostrino invece eccessive difficoltà sotto il profilo della concreta volontà o possibilità di cooperazione. Ad oggi ci sono nove aree integrate operative e altre nove sono state neoelette: lo scorso novembre 2007 è stata consegnata la loro progettazione definitiva. Tra queste ultime vi è la Valle di Comino, nell'area sud-est del Lazio, che si estende per circa 800 km2, raccoglie 19 comuni e 30 mila abitanti.
La posizione centrale tra entroterra regionali con caratteristici tratti di ruralità (Abruzzo, Campania, Molise e Lazio), fanno della Val Comino un luogo ideale e con grandi opportunità per lo sviluppo del turismo naturalistico, culturale e religioso di qualità. Dal punto di vista della domanda, la Valle di Comino ha un discreto movimento turistico anche per i rientri estivi degli emigrati. Vi sono diverse opportunità per escursioni a piedi nel versante laziale del Parco Nazionale e per gli sport invernali. La Valle è contrassegnata da luoghi rilevanti di pellegrinaggio religioso, come ad esempio l'antichissimo Santuario della Madonna di Canneto, quello di San Gerardo di Silions a Gallinaro e quello di San Donato d'Arezzo nel paese omonimo. Durante l'estate i paesi del Comino, danno luogo a una successione di feste, illuminandosi a turno con i fuochi d'artificio, fino a culminare nella suggestiva processione notturna del rientro a Settefrati dell'immagine della Madonna di Canneto. Vi sono poi una varietà di eventi che coprono quasi tutto l’arco dell’anno quali : le sagre dedicate a prodotti e piatti tipici le fiere del bestiame, le fiere e le mostre dell’artigianato, il palio in alcuni centri, le manifestazioni e le feste legate alla fruizione dell’ambiente (Picinisco – Prati di mezzo) e allo sport (Atina: concorso ippico, deltaplano, karting) le manifestazioni culturali e gli spettacoli di più ampio interesse ad Atina , S. Donato, Posta fibreno, Alvito, Settefrati. Atina in particolare presenta un’ampia gamma di manifestazioni quali Atina Jazz e il Festival del folclore, concorso ippico. In Val Comino restano vive alcune tradizioni artigianali legate alla storia quali l’artigianato del ferro e della pietra a San Donato, quello del legno e della costruzione della zampogna a Villa Latina, oltre a quello delle produzioni alimentari. Restano inoltre testimonianze dell’artigianato della canapa a Belmonte. La tradizione è custodita e promossa attraverso gli eventi specifici e i musei quali il Museo internazionale del folklore e della civiltà contadina (costumi, strumenti musicali e attrezzi agricoli) ad Atina e il Museo della Civiltà Contadina a San Donato Val Comino. Tra le numerose tradizioni folkloristiche presenti è molto significativa quella degli zampognari e durante il periodo natalizio, si sono affermate varie iniziative di approfondimento e di riscoperta culturale di questa tradizione.
Il programma integrato Val Comino è il punto di approdo di un processo di riconsiderazione delle vocazioni dell’area, maturato in rapporto alla evoluzione del quadro economico e sociale nazionale e all’affermarsi più recentemente di nuove tendenze nelle dinamiche insediative e nella domanda di turismo e tempo libero legata al binomio ambienti – culture. In questo quadro la Val Comino riconosce le possibilità di un proprio ruolo rinnovato e l’opportunità di nuovi sbocchi per il territorio, perseguendo una politica di sviluppo sostenibile, che assicuri la crescita socioeconomica e insieme la salvaguardia delle risorse che la fondano.
Sul fronte della ricettività, la ridotta dotazione alberghiera costituisce il principale punto di debolezza della Valle, a cui si unisce una qualità media delle strutture esistenti che non permette, da un lato una domanda da parte di turisti alla ricerca di determinati comfort qualitativi e dall’altro l’indirizzamento del turismo su attività che vadano oltre il semplice escursionismo da week end. In sintesi, la dotazione ricettiva della Val Comino può essere riassunta in: 9 strutture alberghiere e 32 strutture extra-alberghiere (bed & breakfast, agriturismi, etc.). Per dare un valore quantitativo al turismo nell'area provinciale si possono riportare i flussi turistici del 2005, misurati in oltre 400 mila arrivi e poco più di 1,2 milioni di presenze.
È interessante aggiungere, come la provincia di Frosinone sia, nel contesto regionale e con l’ovvia esclusione di Roma, quella più “internazionalizzata”, essendo interessata da flussi di turisti esteri che, in termini di arrivi e presenze, rappresentano circa un terzo del totale dei visitatori nel territorio. Questa bassa ricettività è anche l'altra faccia della medaglia, quella che ha permesso alla Valle di conservarsi intergra dal punto di vista paesaggistico e del patrimonio culturale.
Dal XIII fino al XIX secolo la valle si trova prima nell’area di influenza e poi nel dominio del regno di Napoli, inquadrandosi nella provincia della Terra di Lavoro e nello Stato di Alvito.
La stabilità ed il consolidamento di assetti e relazioni politico - sociali consente nel XVIII secolo, grazie all’opera del duca di Alvito, un periodo felice per lo sviluppo urbano e per le arti.
Nel XIX sec. il crescente peso della borghesia a discapito della nobiltà terriera determina una nuova fase di trasformazioni che lascia traccia importante nelle opere pubbliche. La storia ha dunque sedimentato un patrimonio insediativo edilizio di rilievo ambientale (i modelli urbanistici e l’edilizia ordinaria dei centri storici si sono realizzati in un processo dialettico con le forme del territorio) e in alcuni casi monumentale (conseguenza di una storia politico - sociale cominese che ha avuto momenti significativi, per ragioni difensive, economiche o celebrative) .
Ma l’eredità del percorso storico dell’uomo in Val Comino è anche una varietà di culture e tradizioni materiali e immateriali che tuttora fanno parte dell’identità locale e delle potenzialità dell’area: tradizionali economie agrosilvopastorali, prodotti tipici di uso comune o pregiti, dall’olio al vino, dai legumi al tartufo, tradizioni alimentari che hanno esaltato il gusto di una cucina originariamente povera e frugale, artigianali come il ferro battuto, la lavorazione del legno per mobili in stile, per le sedie in paglia , per la stessa costruzione della zampogna, per gli utensili di uso casalingo.
Infine alla presenza storica in un contesto socioculturale ed economico così fortemente legato alle forme e alle risorse del territorio di figure significative o singolari di intellettuali, narratori, biografi, poeti .
E comunque tutto il territorio appare ricco di testimonianze ancora nascoste che richiederebbero maggiore sistematicità della ricerca e degli scavi, come si può dedurre da Atina potens , ricordata da Virgilio tra le cinque città alleate di Turno contro Enea, prefettura, colonia poi municipio romano, testimone della civiltà romana con il circuito delle mura e la Porta Aurea, la porta Vigilassi, la Pusterla, le numerose epigrafi reimpiegate nelle mura, i ruderi della collina di S. Stefano, il basamento della Chiesa di S. Pietro al cimitero in opus reticulatum, i resti di edifici e i monumenti funerari.
L’area ha consistenti potenzialità sia in termini di risorse naturali e storico archeologiche , sia in termini di economie locali e prodotti tipici, sia in termini di cultura, tradizioni e culture materiali,
Dispone di un insediamento policentrico con rilevante evidenza degli elementi storici che può assicurare il raccordo funzionale , gli attestamenti, i servizi, i punti di accesso e in generale la logistica.
Tuttavia il territorio della Val Comino non è stato finora considerato unitariamente, ma come un insieme di frammenti orientati alla influenza urbana di Cassino e di Sora e alla crescente attrattiva turistica delle aree interne del Parco d’Abruzzo.
D’altra parte l' esperienza turistica si è formata su modelli che appaiono incongruenti con quella che è l’attuale domanda e si è dislocata in modo squilibrato, privilegiando il ruolo di area di servizio rispetto al parco d’Abruzzo, oppure come dependance delle principali aree urbane confinanti. Ovvia per tanto appare un' azione di rilettura delle risorse, della loro specificità e della loro interazione per avviare il recupero di un sistema socio-economico e turistico Val Comino identificabile come tale .
Tuttavia tale sistema ha subito in alcuni centri gli effetti di svuotamento conseguente alla decadenza delle economie tradizionali agrosilvopastorali, delle economie artigiane, e al fenomeno migratorio , oppure più di recente al pendolarismo verso le aree industrializzate o terziarie della valle latina e della Valle del Liri.
Il raggiungimento di una riqualificazione territoriale, comporta perciò il passaggio obbligatorio attraverso azioni di consolidamento e recupero degli elementi insediativi più deboli e valorizzazione di quelli più forti.








